7 motivi per cui le diete falliscono

«Nel corso degli ultimi 15 giorni sono stato a dieta; quanto ho perso? 15 giorni» Mark Twain

 

Il Centro di Terapia Breve Strategica (CTS) di Arezzo ha individuato le 7 tentate soluzioni fallimentari messe in atto da chi decide di intraprendere una dieta:

1)EFFETTO TRASGRESSIONE: più me lo vieto, più lo desidero, piu’ trasgredisco

«Niente è piu’ irresistibile di un divieto da trasgredire» O. Wilde

Si riferisce alla tendenza a suddividere gli alimenti in cibi buoni (poco calorici) e cibi cattivi (molto calorici) accompagnata da un atteggiamento di divieto assoluto nei confronti di quelli piu’ calorici. Questo atteggiamento dà avvio ad una serie di reazioni fisiologiche e psicologiche in grado di innescare un dirompente desiderio al solo pensiero dei cibi che ci si è proibiti e, tanto piu’ rigido sarà il divieto, tanto piu’ intensa sarà la forza con la quale ci si ritroverà a trasgredire. Come la piena di un fiume che si accalca sulla diga, il desiderio o esonda o travolge la resistenza e dilaga.

Il desiderio irrefrenabile di trasgredire nasce semplicemente dal divieto che noi stessi ci siamo autoimposti con la dieta! «L’astinente porta sempre dentro di sé il desiderio di cio’ da cui si astiene» De Vries

2)EFFETTO CONDANNA: il successo apparente che alimenta l’insuccesso!

Per successo apparente si intende il fatto che, in genere, tutte le diete sono efficaci, ovvero qualsiasi dieta fa perdere peso ma nessuna funziona veramente. Questo perché, dopo un breve periodo in cui si riesce a mantenere il peso forma, si torna inevitabilmente a trasgredire e a riprendere i chili persi con gli interessi. A questo punto, frustrati e delusi da se stessi, si abbandona definitivamente la dieta per ritornare, più avanti, “alla carica” con una nuova dieta dimagrante e il ciclo ricomincia daccapo! Qui è l’apparente successo della strategia adottata (una dieta qualsiasi) ad alimentare il circolo vizioso “Successo-Insuccesso”. Una buona soluzione in un tempo limitato si trasforma nel lungo periodo in cio’ che alimenta il problema.

Tutta la dinamica è frequentemente accompagnata da un continuo alternarsi tra la sensazione di successo dovuta all’illusione di aver raggiunto l’obiettivo e la sensazione di frustrazione derivante dalla delusione nel momento in cui ci si accorge di aver perso nuovamente il controllo sul cibo, con gravi ripercussioni a livello di autostima (“sono una persona debole”, “sono incapace a raggiungere i miei obiettivi”)

3)EFFETTO EVITAMENTO: per evitare le sensazioni spiacevoli, rinuncio anche a quelle piacevoli!

«L’astinenza è piu’ facile della moderazione» S. Agostino

Spesso un obiettivo comune di chi si mette a dieta, piu’ o meno opinabile, è quello di diventare magri per risultare piu’ belli, attraenti e desiderabili agli occhi degli altri. E, il primo passo per raggiungerlo consiste, in genere, nel divieto assoluto degli alimenti piu’ calorici che poi sono anche quelli che di solito piacciono di piu’. Ma questo rigido atteggiamento a lungo andare puo’ prendere una china pericolosa. Infatti, per acquisire un maggior controllo della propria alimentazione, chi è a dieta, non si limita a rinunciare al cibo piu’ calorico ma inizia a vietarsi anche tutte quelle sensazioni piacevoli che possono in qualche modo richiamare il piacere connesso al cibo, perché si teme che il minimo cedimento nei confronti del piacere (in senso lato) possa condurre ad un abbassamento della guardia nei confronti di  quei cibi ritenuti “pericolosi” e quindi ad un rapida perdita della linea faticosamente conquistata.

In realtà, l’eccessivo controllo esercitato per dominare e tenere a bada l’impulso di cedere al cibo e a qualsiasi altra forma di piacere connesso al cibo, trasforma queste persone in soggetti “freddi” e privi di fascino fallendo cosi’ proprio quell’obiettivo che ci si era riproposti di raggiungere con la dieta: essere desiderabili agli occhi degli altri!

4)EFFETTO RIBELLIONE: poichè non ci riesco mi lascio andare!

Ci si riferisce ad una sorta di effetto rebound (rimbalzo) insito nelle diete: ad un certo punto, demoralizzati e frustrati per i numerosi tentativi falliti, si può decidere di abbandonarsi completamente ai piaceri della tavola, ovvero ci si lascia travolgere senza alcun tipo di freno dalla passione per il cibo. E’ come se si placasse il proprio senso di fallimento e di inadeguatezza, tuffandosi in tutto quello che si era riusciti a tenere a bada con la dieta dimagrante ma senza risultato.

Si tratta di una ribellione totale nei confronti del sacrificio alimentare e di una rinuncia alla gratificazione di essere “belli magri” accompagnata di solito anche dall’interruzione di qualsiasi attività fisica.

5)EFFETTO LOTTA CONTINUA devo consumare più di quanto mangio!

Alla base dell’effetto lotta continua vi è la seguente convinzione erronea: “Visto che non reggo una dieta, se consumo piu’ di quanto si assumo in termini di calorie, il gioco è fatto”.

Questa credenza puo’ indurre a mettere in atto estenuanti esercizi fisici con l’obiettivo di bruciare piu’ calorie il piu’  velocemente possibile. Qui l’esercizio fisico intensivo finalizzato al mantenimento del peso forma si trasforma presto in una vera e propria ossessione a cui non si puo’ rinunciare. Ma cosa succede quando s’innesca un meccanismo di questo tipo? Il più delle volte, a causa dello sforzo compiuto, si assiste ad un aumento della sensazione di fame, e per la naturale stimolazione fisiologica del movimento, e per una sorta di premio per la fatica sostenuta. Ma, più si mangia, più ci si deve sottoporre a un duro esercizio fisico sino a che, distrutti dalla stanchezza, si giunge al crollo definitivo che coincide con la decisione di abbandonare ogni tipo di attività fisica. Naturalmente cio’ comporta immediate conseguenze fisiche (rapido incremento di peso) e psicologiche (pervasivo senso di sconfitta).

6)EFFETTO IDRAULICO se mangio troppo, vomito!

Un’altra pericolosa modalità utilizzata, per perdere peso o mantenerlo, è il vomito autoindotto. I vantaggi effettivi che una pratica di questo tipo comporta non sono pochi dal momento che, rispetto alle modalità astinenti, il vomito è piu’ semplice da attuare e consente di mantenere il peso forma o addirittura dimagrire senza dover rinunciare ai piaceri della tavola. Questa è una delle tentate soluzione piu’ subdole visto che, se reiterata nel tempo, può trasformarsi in un rituale compulsivo basato sul piacere, una forma di compulsione vera propria conosciuta come Sindrome da vomito o Vomiting a cui è molto difficile rinunciare proprio perché basata sulla sensazione del piacere.

E, chi riuscisse a evitare tale trappola, si troverebbe comunque a fare i conti con gli inevitabili effetti collaterali di tale pratica: quello che in gergo è definito come EFFETTO CACTUS per cui l’organismo, come risposta di adattamento a questa situazione estrema, trattiene tutto quello che viene ingerito e anche, soprattutto, le tossine.
In altri termini, l’organismo si difende dagli effetti del vomito assimilando e trattenendo tutto cio’ che puo’ senza piu’ selezionare tra cio’ che fa bene e cio’ che fa male (in pratica s’intossica). La naturale conseguenza è che adesso bastano minori quantità di cibo per ottenere un incremento di peso rispetto a quanto avviene normalmente (Cio’ che si elimina da una parte si assume dall’altra con gli interessi!).

7)EFFETTO DELEGA: la pasticca “miracolosa” o l’intervento “risolutivo”

«Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo» Ippocrate

Rientrano in questa categoria, tutti quelli che riconoscono di possedere poca volontà o di non essere in grado di affidarsi alla proprie capacità o, ancora, chi si è arreso totalmente dopo un numero indefinito di diete fallite. Quale soluzione migliore, in casi come questi, se non l’uso di una “magica” pillola dimagrante o un intervento chirurgico “risolutivo” (es. bendaggio gastrico)?

Di fronte a eventi che non si è in grado di gestire, solitamente, si tende ad affidarsi, attraverso un processo di autoinganno psicologico, a prodotti e oggetti “magici” in grado di proteggerci e renderci forte (es. un’altra persona, una credenza religiosa, una sostanza miracolosa etc…). Ma tutto cio’ non fa altro che incrementare un senso di incapacità personale e di sfiducia nelle proprie risorse, in quanto, non esiste “pillola magica” o intervento “risolutivo” in grado di fare cio’ che nessun altro puo’ fare al proprio posto!

ANORESSIA

BINGE EATING

BULIMIA

DIETA O NON DIETA?

DIETA PARADOSSALE

VOMITING (Vomito compulsivo)


Nardone G. (2007), La dieta paradossale, Ponte alle Grazie (collana Saggi)


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