A qualcuno piace breve…

«Tutto cio’ che puo’ essere fatto con poco, invano viene fatto con molto» G. da Occam

 

Una giovane moglie si ammalò e stava per morire. «Ti amo tantis­simo» disse al marito, «Non voglio lasciarti. Non andare mai più con altre donne, se lo farai tornerò sotto forma di fantasma e ti provocherò moltissimi problemi».

Presto la moglie morì. Il marito rispettò il suo ultimo desiderio per i primi tre mesi, ma poi incontrò un’altra donna, se ne inna­morò e si fidanzò.

Immediatamente dopo il fidanzamento, un fantasma iniziò a com­parirgli tutte le notti accusandolo di non aver mantenuto la pro­messa. Il fantasma era anche molto intelligente, riferiva esattamente tutto quello che accadeva tra lui e la nuova innamorata. Quando l’uomo le faceva un regalo, il fantasma lo descriveva in dettaglio e ripeteva anche le conversazioni della nuova coppia. La situazione era diventata così insopportabile per l’uomo da non farlo piu’dormire.

Qualcuno gli consigliò di parlare del suo problema con un maestro che viveva vicino al suo paese e alla fine, disperato, l’uomo andò chiedere aiuto. Questo esperto comprese che non aveva senso cercare di convincere l’uomo che tutto si svolgeva nella sua testa, che non c’erano fantasmi, e così via:

«La prossima volta che ti appare proponile uno scambio» disse il maestro, «dille che sa così tante cose che tu non puoi nasconderle nulla e che se risponderà a una tua domanda tu romperai il fidanzamento e rimarrai per sempre solo»

«Quale domanda devo farle?» chiese l’uomo.

Il maestro rispose: «Prendi una grande manciata di semi di soia e chiedile esattamente quanti ne hai in mano».

La notte seguente, il fantasma riapparve piu’ agguerrito che mai «So anche che oggi hai incontrato quel maestro Zen pur di liberarti di me», incalzo’ il fantasma.

«È vero, non posso nasconderti nulla, ma dal momento che sai tutte queste cose» disse l’uomo, «dimmi quanti semi tengo in questa mano».

Non c’era più alcun fantasma a rispondere alla domanda. (Reps, 1961).

Come afferma Lao Tzu, il saggio opera allo stadio della facilità. Il buon terapeuta, infatti, è colui che ha saputo cogliere così bene il potenziale della situa­zione, che quando finalmente conduce il paziente a far qualcosa di pratico per risolvere il problema che lo affligge, tutto risulta in apparenza “facile”.

Cosi’, lo Psicologo Strategico utilizza un metodo d’intervento INEDITO ed INNOVATIVO che si differenzia completamente da tutte le altre forme convenzionali d’intervento psicologico e psichiatrico, in quanto, premessa di base è che, nonostante i problemi e le sofferenze umane possano apparire complessi e persistere da anni, non per questo devono richiedere soluzioni altrettannto lunghe e complicate. La sua particolare modalità d’intervento puo’ essere definita come «l’arte di risolvere complicati problemi umani mediante soluzioni apparentemente semplici» (G. Nardone)

C’è un film di qualche tempo fa, Michael, in cui John Travolta interpreta un angelo dalle penne su­dicie e arruffate e gli abiti stazzonati. Qualcuno, incredulo, gli chie­de come può essere a quel modo se è davvero un angelo. Lui rispon­de: «Non sono quel tipo di angelo». A chiunque nutra troppi pre­concetti su cosa dovrebbe fare uno psicologo, posso solo dire: «Lo psicologo strategico non è quel tipo di psicologo».

A differenza delle tradizionali teorie psicologiche e psichiatriche, infatti, lo Psicologo Strategico:

  • Non utilizza nessuna teoria sulla «natura umana» e, di conseguenza, nemmeno definizioni relative alla «normalità» o «patologia» psichica. La teoria, dunque, è non avere una teoria poichè come afferma A. Einstein «La teoria è quando sai tutto e non funziona nulla»;
  • Si interessa piuttosto della «Funzionalità» o «Disfunzionalità» del comportamento delle persone e di trovare soluzioni costruite sulla logica di funzionamento dei problemi e non su di una teoria a priori, spesso non dimostrata e non dimostrabile;

utilizza un metodo:

BREVE e FOCALE (1) orientato alla soluzione di problemi attuali presentati dal paziente (anche disturbi molto radicati e che persistono da anni), anzichè indagare sui perchè e sulle cause originarie, che sono aspetti immodificabili (2);

che si articola su 10 SEDUTE e si concentra su un obiettivo concreto di cambiamento (3) concordato congiuntamente con il paziente;

ATTIVO e PRESCRITTIVO: oltre a parlare e far parlare ci sono compiti/prescrizioni da fare, scrivere o pensare che il paziente deve mettere in atto tra una seduta e l’altra;

FLESSIBILE ed AUTOCORRETTIVO: costruito sulle caratteristiche del problema e pertanto applicabile a situazioni differenti, non solo patologiche, ma anche relazionali, lavorative, educative e sociali;

EFFICACE ed EFFICIENTE: grazie all’applicazione di specifici protocolli di trattamento per specifici problemi, si verificano cambiamenti e miglioramenti significativi, sostanziali e duraturi nell’87% dei casi con una media di sedute pari  a 7. (Vedi “Risultati del modello strategico)

«La psicologia è un argomento abbastanza complesso, ma mi chiedo se questa complessità non sia il risultato delle teorie costruite dagli specialisti stessi» Pio Abreu


(1) Il ricorso a notizie o informazioni sul passato o sulla coosiddetta “storia clinica” del soggetto rappresentano solo un mezzo per poter mettere a punto le migliori strategie di risoluzione degli attuali problemi.

(2) Cio’ che è importante considerare per produrre i cambiamenti desiderati, non è come un problema si è venuto a formare nel tempo ma come questo  si mantenga nel presente, ovvero la sua persistenza. Sulla sua formazione, originata nel passato, non abbiamo alcun potere d’intervento: il passato proprio perchè passato non è piu’ modificabile!

(3) Non è un cambiamento inteso come costrutto astratto, qualcosa di vago e casuale a cui attribuire comunque effetti positivi, bensi’ si parla di CAMBIAMENTO STRATEGICO, ovvero il raggiungimento degli scopi prefissati nella maniera piu’ efficace, efficiente e rapida possibile!


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