Fobia del giudizio

«Il cervello è un organo meraviglioso: inizia a funzionare alla nascita e non si ferma mai, tranne quando deve parlare in pubblico» M. Twain

 

L’essere umano è per ragioni evolutive un organismo sociale. Comunica, parla, agisce in un contesto sociale. Il giudizio sociale è una costante dell’esperienza umana. Ne consegue che anche dopo aver superato l’età scolare, con molta probabilità la persona continuerà a essere immersa in situazioni piu’ o meno socialmente espositive, piu’ o meno d’esame, in cui il rischio del giudizio sarà comunque simile a quando ci si trovava al cospetto del temibile e cerbero professore.

La psicologia sociale ci informa che a partire dal magico numero di 2 persone, la nostra percezione degli altri si trasforma: dal considerare i singoli in una relazione interpersonale, passiamo a vederli come un’unica entità distaccata, un gruppo, un pubblico, una platea (Gergen, 1990, p. 398; Smelser, 1987, pp. 150-151). È evidente che in queste situazioni si possa avvertire un senso di disagio che puo’ spaziare dal semplice imbarazzo all’attacco di panico, in base alla percezione soggettiva dello sguardo e del giudizio altrui sulla propria persona e sul proprio comportamento.

Le situazioni sociali fonti di apprensione o paura possono essere potenzialmente infinite, ma a grandi linee si possono dividere in 5 grandi categorie:

1) Situazioni di performance: superare un esame o un colloquio in cui si valutano le proprie capacità, fare una presentazione o tenere una conferenza, leggere un testo durante una cerimonia…;

2) Situazioni di osservazione: essere osservati (o credersi osservati) mentre si fa qualcosa come camminare, mangiare, bere, scrivere o firmare, ordinare al ristorante, usare un bagno pubblico, guidare l’auto o parcheggiare, entrare in una stanza piena di gente anche se non si fa niente di preciso…;

3) Situazioni di affermazione: difendere i propri diritti, esporre il proprio punto di vista, esprimere i propri bisogni (es. trattare un prezzo, presentare un reclamo, dire che non si è d’accordo…);

4) Situazioni di rivelazione di sè: doversi rivelare in modo un po’ piu’ approfondito e impegnativo (es. fare la conoscenza di qualcuno, stringere una relazione amichevole o sentimentale…);

5) Situazioni di interazioni superficiali: dover parlare con altri in maniera informale, superficiale (es. scambio di banalità con un vicino di casa, con un negoziante, con un collega di lavoro presso il distributore del caffè…).

Certi individui temono tutte le situazioni (Fobie sociali generalizzate), mentre la maggior parte della gente ha paura soltanto di alcune (Fobie sociali elettive).

Alcune fobie sociali sono imperniate sulla paura della comparsa di un sintomo fisico:

  • paura di arrossire (eritrofobia);
  • paura di sudare ed emettere cattivi odori (autodisomofobia);
  • paura di tremare

Questi pazienti pensano che, se riuscissero a liberarsi dal sintomo fisico, non avrebbero piu’ alcun problema. C’è anche chi va dal chirurgo: esistono medici che proprongono una sezione dei nervi simpatici, anatomicamente responsabili dell’arrossire, spesso con effetti collaterali di non poco conto come ad esempio l’iperidrosi compensatoria, ovvero una forte sudorazione secondaria della parte bassa del corpo.

Alcuni soggetti sono costantemente in ansia per la convinzione che gli altri li stiano mettendo alla prova e li stiano valutando in base al loro comportamento. Hanno paura di essere inadeguati rispetto agli altri, di apparire ridicoli, imbranati, goffi, a volte combattono e si mettono alla prova sviluppando una vera e propria ansia da performance.

Cosi’ un paziente puo’ non dormire ed essere preda dell’ansia per giorni sapendo di dover andare in municipio a ritirare un documento per cui è richiesta una sua firma, oppure una paziente puo’ tremare al pensiero di andare in un ufficio adiacente a quello dove lavora, temendo di arrossire ed essere oggetto di osservazione da parte delle colleghe. O, infine, un paziente puo’ evitare qualsiasi occasione di ritrovo sociale e giungere al punto di riuscire a mangiare solo con una o poche determinate persone.

L’ansia anticipatoria puo’ spingersi all’intensità di attacchi di panico (“solo al pensiero”) ed avere violente manifestazioni somatiche (mancanza di respiro, tremore, sudorazione, formicolii…).

COME PERSISTE

In pratica, il timore di agire in modo umiliante o imbarazzante porta a mettere in atto diversi tentativi di gestione fallimentare:

  • EVITARE tutte quelle situazioni sociali in cui si potrebbe correre il rischio di essere giudicati negativamente: evitare trasmette un immediato senso di rilassamento, è un ansiolitico a rilascio immediato. Tuttavia, ogni situazione evitata diventa una situazione ancora piu’ temuta, una minaccia ancor piu’ grande. L’evitamento, alimentando e confermando la percezione di pericolo, contribuisce a innescare un escalation senza fine, struttura una timidezza sociale e una paura del rifiuto sempre maggiori, fino a sfociare nei casi piu’ gravi in un pattern fobico a sfondo paranoico. I soggetti costruiscono con le loro mani le proprie incapacità perchè perdono letteralmente le occasioni per acquisire quelle abilità sociali e interpersonali di cui lamentano la mancanza, cio’ contribuisce inevitabilmente ad aumentare la sensazione di non essere all’altezza e quindi a rafforzare retroattivamente  la credenza iniziale (“sono inadeguato”). Ecco perchè ogni tanto conviene frequentare le riunioni di condominio!

E se proprio non possono evitare le situazioni sociali “a rischio”:

  • DISSIMULARE: ovvvero, tentare volontariamente di nascondere agli altri i segnali della propria agitazione. Il piu’ delle volte riescono cosi’ a gestire le proprie reazioni sociali. Tuttavia, specie in situazioni molto espositive, il controllo volontario (se ci si basa solo su di esso) puo’ rivelarsi un’arma a doppio taglio. È il controllo che fa perdere il controllo (Nardone, 2000, pp. 23-26), dalla padella si passa alla brace: tachicardia, sudorazione delle mani o di altri distretti corporei, sensazione di “leggerezza”, arrossamento facciale, affanno respiratorio. Sono tutte reazioni psicofisiologiche spontanee dell’organismo di fronte allo stress (Gros et al., 2009). Cio’ ne rende complesso un controllo cosciente totale (Jones et al., 2012), che infatti puo’ funzionare solo entro una certa soglia, oltre la quale ogni ulteriore tentativo di controllare e “sedare” le proprie reazioni si trasforma nel suo opposto: amplifica, rendendoli ancora piu’ visibili, i sintomi dell’ansia (Crozier, Alden, 2001).

FOBIE SOCIALI

TIMORE DI ESSERE RIFIUTATI

CERTEZZA DI ESSERE RIFIUTATI DAGLI ALTRI


BIBLIOGRAFIA:

Bartoletti A. (2013), Lo studente strategico. Come risolvere rapidamente i problemi di studio, Ponte alle Grazie (collana Saggi di Terapia Breve)


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