Istruzioni per diventare Ossessivi

Se sceglierete di essere ossessivi, la prima cosa da fare è convincervi di dover essere perfetti. Sapete benissimo che gli altri sono persone piene di difetti e vizi, perciò vi sentite superiori a tutti. Certamente condurrete una vita poco piacevole, ma il vantaggio morale di essere superiore agli altri sarà una compensazione sufficiente. Presto vi abituerete a trarre profitto dalla vostra infelicità e finirete per provare piacere dal vostro dolore.

Una cosa che potrà aiutare è quella di essere un fratello maggiore a cui vengano affidate responsabilità paterne. In questo modo verrete additati fin da piccoli quali bambini modello. Sarà bene anche ottenere voti eccezionali all’inizio della carriera scolastica. Vi abituerete molto presto a sapere cosa va fatto per raggiungere la perfezione. Ed è una strada che non abbandonerete più.

Fate sempre e solo cio’ che i genitori vi suggeriscono, frequentate persone più vecchie e ascoltate i loro consigli. Alcuni vi diranno cose contraddittorie che giudicherete perfette idiozie. È un bene: vi abituerete a individuare le persone imperfette e a sentirvi al di sopra di una simile marmaglia.

Nel frattempo, attenzione alle decisioni. Ponderate bene tutti i fattori e le conseguenze, dio vi scampi dal prendere la decisione sbagliata. L’unico problema è che così bisogna pensare troppo prima di compiere una scelta, il che vi condurrà a farlo molto raramente, ma è qui che comincia la vera carriera da ossessivi. E poi diciamolo, così facendo potreste persino far aumentare di qualche punto il vostro Quoziente intellettivo.

Il raziocinio prima di tutto. Non fate mai nulla senza avere la ragione dalla vostra e, se qualche volta vi capitasse, inventatevi immediatamente delle scuse che vi giustifichino. Affinate la volontà legandola alla ragione e alla morale. Scoprirete presto che la maggior parte delle persone è irrazionale, inferiore, cosa che vi servirà da stimolo per continuare con il vostro metodo.

Se poi aveste qualche vizio (che può essersi già manifestato o che prima o poi quasi sicuramente lo farà), sminuitelo o nascondetelo con molta attenzione di fronte agli altri. Soprattutto imparate a controllare le vostre emozioni: non piangete, non ridete, non manifestate ostilità, non mostrate mai paura e desiderio. L’ultima questione è particolarmente importante: non cedete ai piaceri della carne, la cosa migliore è nascondere i vostri desideri anche a voi stessi. Pensate a qualcos’altro, immaginate le malattie che vi potreste buscare o il carico di fatica a cui vi dovreste sottoporre se cedeste al desiderio, contate e ricontate fino a cento, distraetevi, provate a fare il contrario di quel che vorreste. Approfittatene per allenare la volontà.

Avrete infatti bisogno di una volontà di ferro che, nel corso della vostra vita, imporrete a tutti. E quando dico di ferro non sto parlando per metafora, perché la cosa migliore è imparare dall’inizio a contrarre i muscoli per vincere le emozioni: contraetevi e paralizzatevi. Potrà venirvi qualche tic, potrete avere comportamenti rigidi e stereotipati, fare sempre la stessa cosa in situazioni diverse, ma questa è la strada più rapida per il successo. Al massimo, consultate un manuale di etichetta per sapere sempre come comportarvi nelle occasioni di socialità.

Studiate e pianificate ogni situazione, non lasciate nulla al caso e non imbarcatevi in avventure dove bisogna improvvisare. Ora non resta che godersi gli effetti…


L’idea di descrivere i meccanismi per complicare i problemi anziché quelli per risolverli deriva dalla consapevolezza clinica che gli esseri umani sono prima artefici e poi vittime delle realtà che costruiscono. Come ricorda Von Foerster (2001), «la realtà non è che la costruzione di coloro che credono di averla scoperta e analizza­ta. Ciò che viene ipoteticamente scoperto è un’invenzione, il cui inventore è inconsapevole del proprio inventare e considera la realtà come qualcosa che esiste indipendente­mente da sé».

Negli ultimi trent’anni il sistematico processo di «ricerca-intervento» portato avanti dal Centro di Terapia Strategica di Arezzo, ha permesso di individuare una serie di «tentate soluzioni» messe in atto con l’intento di risolvere  i problemi ma che, in realtà, anziché risolverli, li alimen­tano trasformandoli in vere e proprie patologie (Watzlawick e Nardone, 1997).

Solo se ci si occupa di come i sistemi umani costruiscono i problemi e persistono nel mantenerli si puo’ arrivare a progettare e applicare pratiche strategie di intervento capaci di produrre rapidi e risolutivi cambiamenti in tali sistemi.


BIBLIOGRAFIA:

Nardone G., Portelli C. (2013), Ossessioni, compulsioni, manie. Capirle e sconfiggerle in tempi brevi, Milano: Ponte alle Grazie.

Josè L. Pio Abreu (2005), Come diventare un malato di mente, Finestre Voland


 

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