Binge eating (alimentazione incontrollata)

«Se te lo concedi puoi rinunciarvi, se non te lo concedi sarà irrinunciabile»

 

Si tratta di un quadro clinico connotato dall’alternanza di periodi prolungati di astinenza dal cibo o di adesione a un regime alimentare drammaticamente ipocalorico a momenti di consumo smodato del cibo, assimilabili a vere e proprie abbuffate ad altissimo introito calorico. Come i grandi serpenti che, dopo aver ingerito una preda di notevoli dimensioni, rimangono immobili perché incapaci di muoversi finché non si sia concluso il processo digestivo, così per un certo periodo di tempo dopo un’abbuffata i soggetti binger sono totalmente incapaci di dedicarsi a qualunque attività.

Al di fuori delle abbuffate questi pazienti appaiono persone efficienti e determinate (si tratta frequentemente di soggetti autonomi, per lo più single, caratterizzati da ottimi risultati in termini di successo professionale es. donna manager di successo), che hanno fatto del controllo la modalità cardine nella gestione della propria vita.

Benché il disturbo possa avere origine da un iniziale quadro bulimico o anoressico, la sua persistenza è sorretta da un modello di percezione e reazione con connotati specifici. Questi pazienti osservano rigidamente il digiuno e le diete ipocaloriche come garanzie per non ingrassare, coltivando tuttavia il desiderio dei cibi proibiti che, insieme al bisogno fisiologico della fame, finisce per esitare in un’abbuffata. Infatti, nelle abbuffate il soggetto assume maggiormente proprio i cibi a cui rinuncia durante la fase restrittiva. «L’astinente porta sempre dentro di sé il desiderio di cio’ da cui si astiene» De Vries

Una volta strutturata una sindrome conclamata di binge eating, il soggetto non esperisce più il senso di perdita di controllo nelle fasi di alimentazione smodata, bensì l’abbuffata è vissuta come un momento di puro piacere da organizzare al meglio e rimandare ai momenti più propizi, che per lo più sono quelli in cui la persona sa di essere sola.

Tuttavia, a differenza di quanto accade nella bulimia yo-yo, le conseguenze dell’abbuffata sono controllate attraverso un esercizio fisico massacrante (Exercising) e il digiuno successivo, pressoché totale.

Tale equilibrio patologico, seppur basato su un rapporto disfunzionale con il cibo, può reggere per un lungo periodo, anche per anni, e può entrare in crisi solo quando questi soggetti esperiscono di perdere il controllo. Spesso questo accade per due ordini di motivi:

  1. perché le abbuffate si fanno più numerose e quindi vengono minati direttamente il rapporto con il cibo e la propria immagine corporea;
  2. oppure perché un evento imprevisto e psicologicamente significativo mina il senso di controllo in certe aree di vita.

PSICO SOLUZIONI

Il primo passo consiste in una ristrutturazione del principio di causalità secondo cui non è l’abbuffata a richiedere la restrizione, ma al contrario è la limitazione alimentare che conduce all’orgia alimentare.

Parallelamente a cio’, come accade per il disturbo anoressico, è importante anche qui introdurre, nei periodi di controllo restrittivo e di attività motoria forsennata, piccole violazioni piacevoli al rigido ordine.

Le ricerche compiute allo scopo di testare il protocollo di trattamento breve strategico del binge eating hanno rilevato, oltre alla validità transculturale, un’efficacia pari all’88%, con la realizzazione dello sblocco della sintomatologia più grave entro cinque sedute (Nardone et al, 1999; Nardone, 2003).

Tale trattamento, confrontato mediante un trial clinico controllato e randomizzato con quello che è considerato il gold standard per la terapia dei disturbi alimentari, ovvero il trattamento cognitivo-comportamentale, ha mostrato un’efficacia statisticamente significativa nel miglioramento della sintomatologia clinica, nella perdita di peso e negli indicatori di stato di salute generale del paziente, e un mantenimento di tali risultati nel tempo superiore a quello della terapia cognitivo-comportamentale!
Per quanto riguarda il numero degli episodi di abbuffate clinicamente rilevanti, solo il 20% dei soggetti sottoposti a terapia breve strategica ha avuto una ricaduta a distanza di tempo dalla fine del trattamento, contro il 63,3% di quelli sottoposti a terapia cognitivo-comportamentale (Castelnuovo et al, 2010).


Nardone G., Valteroni E. (2014), Dieta o non dieta. Per un nuovo equilibrio tra cibo, piacere e salute, Ponte alle Grazie (collana Saggi di terapia breve)


Annunci