Dubbio patologico

«La tua mente risponderà a più domande se impari ad aspettare le risposte, non a darle» W.S.Burroughs

 

Secondo la leggenda, a Gordio, in Asia Minore, si trovava un nodo davvero intricato e impossibile da sciogliere, che tene­va il timone del carro del re Mida. Secondo la profezia, chi fosse riuscito a scioglierlo sarebbe diventato imperatore dell’Asia Minore. Alessandro Magno compì l’impresa recidendo il nodo con un colpo di spada.

Anche il Dubbio Patologico, esattamente come il nodo gordiano, è l’effetto del tentativo reiterato di cercare risposte certe e rassicuranti a dilemmi irrisolvibili o domande indecidibili. In pratica ci si ostina a voler trovare una risposta sicura a domande che:

  • non hanno una risposta;
  • non hanno una risposta certa;
  • non hanno una risposta definitiva;
  • non hanno una sola risposta (quindi ne hanno piu’ di una);
  • hanno una risposta ma non la si puo’ cercare col pensiero (applicando la razionalità ordinaria a fenomeni ben poco razionali).

Il dubbio puo’ diventare patologico in diverse direzioni:

COSCIENZA CHE INQUISISCE CONSAPEVOLEZZA. Assumendo la forma di un giudice interno che, da una posizione di superiorità, tenta di valutare e controllare razionalmente qualcosa di irrazionale come: sensazioni, emozioni e correlate reazioni fisiologiche mettendone in dubbio validità e correttezza:

  • Sono eterosessuale, omosessuale o bisessuale?
  • Lo amo o non lo amo?

PENSARE OLTRE IL PENSABILE. Attraverso il pensare ragionevolmente si vorrebbe rendere prevedibile e controllabile cio’ che è imprevedibile e incontrollabile:

  •  Potrei fare del male ai miei figli?
  • Come faccio ad essere sicuro di essere perfettamente sano di mente?

In questi casi, l’atto stesso di cercare una risposta a domande senza risposta, diventa il problema. Come tentare di sciogliere un nodo impossibile da sciogliere dove ogni tentativo non solo è inutile ma rende il nodo sempre piu’ intricato e compatto!

FARMACI?

Per questo pro­blema, le soluzioni chimiche che sono la base della medicina o non sono applicabili o non funzionano, o aggravano addirittura il disturbo anziché estinguerlo. Di­fatti, al di là di quello che promette il marketing farmaceutico, divenuto sempre più pressante, per le patologie osses­sive e compulsive il trattamento farmacologico fornisce ben pochi risultati (Nardone, 1993; Nardone & Portelli, 2003; Nardone, 2003a; Breggin, 1991; Castelnuovo, Molinari, Nardone & Salvini in corso di stampa), così come non esistono interventi chirurgici in grado di asportare il dubbio dalla mente di un individuo.

PSICO SOLUZIONI

La soluzione di Alessandro Magno ci suggerisce due riflessioni:

  • un problema non si risolve necessariamente in base alla sua impostazione: il nodo può essere reciso, non è obbligatorio districarlo;
  • spesso le soluzioni non convenzionali sono più veloci ed ef­ficaci.

Quando valutare in tutti i suoi aspetti una situazione è garanzia di sconfitta, e quando  la logica razionale gioca contro, ragionarci sopra non è di nessuna utilità. Si tratta di fare qualcosa di diverso: la soluzione non convenzionale, apparendo come un lampo, sfugge alla ricorsiva e sterile ricerca di regole e definizioni che ostacolano la libertà di chi si trova alle prese con una situazione apparentemente impossibile.

Questo significa che la soluzione migliore è una non soluzione: opporre un dubbio terapeutico ad un dubbio patologico, anzichè rispondergli, consente paradossalmente di scioglierlo. In altri termini, mettendo in discussione la correttezza degli interrogativi si può bloccare il circolo vizioso della ricerca di risposte cor­rette a domande scorrette. A tal proposito un antico detto cinese recita cosi’: «L’intelligente dà risposte esatte, il saggio fa le domande giuste».

L’antidoto per le perversioni dell’intelligenza è un’intel­ligenza strategica che fa leva proprio sulla dinamica del dubbio creando interrogativi mirati ad annullare i dilemmi senza via d’uscita. Emil Cioran dice: «Ogni ossessione si satura di se stessa» (1952/1993). 

Il massimo della Logica si esprime prima di tutto nella capacità di bloccare i percorsi logici che finiscono nell’illogi­co. Come? Passando attraverso l’illogico per giungere nuovamente al logico, come indicava oltre un secolo fa Hans Vaihinger (1911/1967).

«L’intelligenza si affretta a risolvere problemi che la vita non le ha ancora posto. La saggezza è l’arte di impedirglielo» Nicolás Gómez Dávila, Tra poche parole, 1977/92

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