Istruzioni per una pessima vita sessuale

«Il desiderio di diventare capace impedisce spesso di diventarlo» Francois De la Rochefoucauld

 

La funzione biologica del sesso è il sistema che assicura il perpetuarsi della vita in molte specie animali ed è quindi indispensabile almeno quanto la respirazione e l’alimentazione, senza le quali il mantenimento della vita è impossibile.

Proprio per questo, la natura ha dotato gli esseri viventi di meccanismi molto efficaci per assicurare la trasmissione della vita. I sistemi che regolano il comportamento sessuale, infatti, sono estremamente potenti e godono di una rappresentazione molto forte a livello neuro­biologico.

Tuttavia, l’esercizio della sessualità negli esseri umani puo’ diventare assai meno semplice di quanto si po­trebbe pensare. 

Premessa: il comportamento sessuale è forse l’area della personalità dove è più evidente il contrasto tra aspet­ti consci e volontari, e aspetti automatici, istintivi e inconsciÈ come se la natura umana dovesse muoversi in un delicato equilibrio tra il livello dei programmi neurobiologici (la sua componente animale) e il li­vello dei comportamenti (individuali e sociali) che regolano, inibisco­no e modulano tali programmi.

Ora, chi è intenzionato seriamente a costruirsi un bel problema in quest’area, potrà mettere in atto degli sforzi coscienti e volontari con l’intento di provocare o, al contrario, di inibire reazioni che sono naturali e che l’evoluzione ha fatto sì che fossero controllate da sistemi specifici e automatici.

Detto altrimenti, esistono programmi neurobiologici universali la cui attivazione comportamentale viene controllata da ope­razioni che si svolgono al di sotto della soglia della con­sapevolezza. E, se si vuol rendere dif­ficile o impossibile l’accesso a tali programmi, si dovrà semplicemente interferire con la volontà sull’estrinsecazione spontanea degli stessi, che rimarranno così inespressi o verranno espressi in maniera disfunzionale. Controllare razionalmente comportamenti e funzioni che di volontario e razionale hanno ben poco è il modo migliore per comprometterne il funzionamento.

A nessuno verrebbe in mente di controllare volontariamente la digestione, la respirazione o la contrazione del cuore, ma a molti viene in mente di controllare in modo razionale il proprio comportamento sessuale con l’esito paradossale di inibirlo se lo si vuole provocare o di provocarlo se lo si vuole inibire. 

Un aspetto molto interessante, infatti, è che l’alterazione disfunzionale dei meccanismi automatici che stanno alla base dei comportamenti sessuali non si ha so­lo nel caso in cui si vuole provocare volontariamente qualcosa di spontaneo, ma anche nel caso opposto in cui si cerca di inibire volontariamente una sensazione piacevole avvertita come  perturbante, in senso negativo.

Nel primo caso si cadrà nel paradosso del proibirselo provocandoselo: ordinarsi un atto spontaneo, di fatto, significa già impedirsi di metterlo in atto. Voler essere spontanei è di per se stesso un limite alla spontaneità. E chi volontariamente si sforza di essere naturale, proprio per questo cessa immediatamente di esserlo!

Nel secondo, invece, ci si collocherà facilmente nel para­dosso del provocarselo proibendoselo. Il controllo volontario, infatti, esige una rappresentazione mentale (cognitiva ed emotiva) di ciò che si vuole control­lare. Questo significa che ogni volta una persona intenda inibire un comportamento, deve per forza pensarlo. Ora, la neurofisiologia dimostra che pensare un’azione significa attivare realmente i muscoli preposti a realizzarla, se pure a un livello non percepibile normalmente. Si comprende allora come l’attivazione mentale di un programma di tipo sessuale inneschi una cascata neuroendocrina che traduce in attivazione sessuale quello che è solo, apparentemente, un pensiero. Gli sforzi che verranno fatti per evitare le sensazio­ni piacevoli otterranno in realtà il risultato opposto!

Tutto molto semplice, basta solo impegnarsi un po’…

Photo by Anna Sastre on Unsplash

QUANDO LA MENTE VA CONTRO NATURA…

PSICO SOLUZIONI


L’idea di descrivere i meccanismi per complicare i problemi anziché quelli per risolverli deriva dalla consapevolezza clinica che gli esseri umani sono prima artefici e poi vittime delle realtà che costruiscono. Come ricorda Von Foerster (2001), «la realtà non è che la costruzione di coloro che credono di averla scoperta e analizza­ta. Ciò che viene ipoteticamente scoperto è un’invenzione, il cui inventore è inconsapevole del proprio inventare e considera la realtà come qualcosa che esiste indipendente­mente da sé».

Negli ultimi trent’anni il sistematico processo di «ricerca-intervento» portato avanti dal Centro di Terapia Strategica di Arezzo, ha permesso di individuare una serie di «tentate soluzioni» messe in atto con l’intento di risolvere  i problemi ma che, in realtà, anziché risolverli, li alimen­tano trasformandoli in vere e proprie patologie (Watzlawick e Nardone, 1997).

Solo se ci si occupa di come i sistemi umani costruiscono i problemi e persistono nel mantenerli si puo’ arrivare a progettare e applicare pratiche strategie di intervento capaci di produrre rapidi e risolutivi cambiamenti in tali sistemi.


BIBLIOGRAFIA:

“La mente contro natura. Terapia breve strategica dei problemi sessuali” G. Nardone, M. Rampin, 2005 ponte alle Grazie (Saggi di Terapia Breve)


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