Stare a dieta fa ingrassare!

«Io ho un mio personale concetto di dieta: evito rigorosamente tutti i cibi che non mi piacciono» Milan Kundera

Perché uno scoiattolo non è mai in sovrappeso?

Sta applicando forse la dieta mediterranea, la Dukan o la zona? O la tecnica del digiuno alternato 5+2? O, ancora, sta inducendosi pensieri positivi per non avere crisi bulimiche?

Niente di tutto questo: semplicemente mangia ciò che vuole, quando vuole, nel suo ambiente naturale, regolando gli apporti secondo i propri naturali segnali ipotalamici di fame e sazietà.

Come diceva Paul Watzlawick, al termine del suo Istruzioni per rendersi infelici. «La soluzione è così disperatamente semplice?» Le soluzioni semplici talvolta sono le più funzionali, ma possono avere una complessità intrinseca che ne rende difficile l’immediata intuizione. Cercheremo di capire qualcosa di più di questa apparente semplicità!

A proposito di diete, un gruppo di ricercatori ha condotto una ricerca longitudinale per la rivista American Psychologist. Nell’arco di diciotto anni sono state seguite decine di migliaia di soggetti a dieta e non, offrendo un panorama stupefacente solo per i non addetti ai lavori: oltre l’80% dei soggetti a dieta erano in sovrappeso, mentre il dato era di segno opposto per il gruppo dei soggetti non a dieta. Sarebbe come dire che stare a dieta fa ingrassare!

In realtà, come si cercherà di illustrare piu’ avanti, il concetto di dieta va rivisto e non più considerato semplicemente come restrizione alimentare o calcolo delle calorie da rispettare, bensì come uno stile di vita improntato al benessere generale dell’individuo.

La DIETOLOGIA CLASSICA, di fronte al sovrappeso, propone infatti una soluzione rivelatasi per più di un secolo fallimentare: la restrizione calorica. E questo avviene anche a fronte di decine di lavori scientifici che ne documentano l’assoluta inutilità (il peso perso si recupera in pochi mesi a causa del rallentamento metabolico che ne deriva) e dei danni che arreca, sia in termini di riduzione delle funzioni tiroidee, della massa muscolare, della fertilità, sia in termini psicologici (depressione, disturbi del comportamento alimentare, frustrazione).

Il meccanismo è abbastanza semplice:

1)Il nutrizionista alletta il potenziale cliente (di solito una donna, che ha già provato svariate diete) con uno schema definito «nuovo», ma che in realtà lavora sempre e solo sulla restrizione.

2)Il cliente comincia a seguire il nuovo regime (talvolta rigidissimo: 1000 kcal/die oppure con limitazioni qualitative assurde, che hanno il solo scopo di impedire di mangiare quasi tutto) e perde peso.

3)Il peso scende poi sempre più lentamente via via che il metabolismo rallenta (perché la restrizione calorica fa perdere, insieme al grasso, molta massa muscolare), finché non scende più.

4)A quel punto il cliente si demotiva e commette qualche piccolo sgarro.

5)Alla visita di controllo il nutrizionista prende atto del risultato nullo o negativo e attribuisce la responsabilità al paziente, il quale peraltro asseconda lo schema del nutrizionista e si sente in colpa. Così il nutrizionista resta convinto del fatto che la sua dieta ipocalorica funzioni benissimo, e che siano solo la fragilità e l’incostanza del paziente ad aver portato al fallimento.

6)Talvolta in questa situazione intervengono anche gli psicologi, che cercano di indurre nel paziente la forza mentale sufficiente a resistere alle tentazioni della fame o alla cosiddetta «fame nervosa», come se la fame non fosse sempre mediata da una risposta nervosa a certi stimoli biologici.

7)In ogni caso il paziente, una volta abbandonato il regime restrittivo, torna a mangiare come prima (magari senza abbuffarsi), con la differenza che ora dispone di un metabolismo più lento: così ingrasserà rapidamente fino a recuperare del tutto il peso (sia del grasso che del muscolo perso) con nuovo grasso.

Nessuno dei tre (paziente, nutrizionista, psicologo) si è evidentemente reso conto del fatto che «l’errore sta nel manico», ovvero che per quanto la si rigiri, occorre prendere atto della nozione, oggi scientificamente ben documentata, che nessuna dieta ipocalorica può generare un dimagrimento stabile, ma solo un deperimento temporaneo e squilibrato!

7 MOTIVI PER CUI LE DIETE FALLISCONO

DIETA PARADOSSALE 


Nardone G., Valteroni E. (2014), Dieta o non dieta. Per un nuovo equilibrio tra cibo, piacere e salute, Ponte alle Grazie (collana Saggi di terapia breve)


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