Sindrome da sospensione, astinenza o ricaduta depressiva?

Molti autori sono oggi concordi nel ritenere che alcune persone possano diventare fisicamente dipendenti da queste sostanze, e avere quindi un’enorme difficoltà ad abbandonarle, a causa dei cambiamenti neurofisiologici che il loro uso prolungato produce a livello cerebrale. Secondo altri, invece, non esisterebbero dati che indichino un vero e proprio disturbo da dipendenza da antidepressivi e i sintomi riscontrati da chi ne interrompe l’uso sarebbero invece imputabili alla ben nota «sindrome da sospensione».

Al di là della denominazione utilizzata, è indubbio che so­spendere queste sostanze può indurre tutta una serie di sintomi:

  • Nausea, vomito, diarrea;
  • Vertigini, cefalea, senso di «testa vuota»;
  • Difficoltà di coordinazione, perdita di equilibrio, affaticamento muscolare;
  • Agitazione, ansia;
  • Incubi, sonno non riposante;
  • Deflessione del tono dell’umore, irritabilità, labilità emotiva;
  • Sintomi psicotici, alterazioni delle percezioni, agitazione mo­toria (più rari).

Poiché la sindrome da sospensione da SSRI e SNRI, i sintomi di una ricaduta depressiva e quelli di una sindrome da astinenza possono in parte sovrapporsi, spesso vengono confusi. È quindi impor­tante chiarirne la differenza:

«sintomi di astinenza» fisica e/o psicologica (che si verificano nel corso di una dipendenza da una sostanza):  può indurre tutta una serie di sintomi che possono essere lievi ma anche severi e spesso drammatici, rendendo così necessario un intervento immediato o con farmaci sintomatici o con la ripresa della terapia sospesa al dosaggio precedentemente raggiunto. Gli ulteriori interventi farmacologici per gestire gli effetti dell’astinenza o la ripresa al dosaggio precedente possono ribadire al paziente il fatto che qualcosa in lui, molto in profondità, non funziona, o insinuare il dubbio che i molto farmaci a cui è stato sotto­posto hanno alterato in modo permanente gli equilibri chimici del cervello, facendogli imboccare una china che non puo’ che declinare ulteriormente. 

«sindrome da sospensione» (caratterizzata da sintomi che si verificano nel caso in cui un farmaco venga interrotto bruscamente): le linee guida internazionali suggeriscono di diminuire gradualmente la posologia degli SSRI nell’arco di un mese circa, con una riduzione del 25% della dose a settimana, e di prestare maggiore attenzione ai pazienti che all’anamnesi rivelano una storia pregressa di frequenti reazioni alla sospensione di farmaci (nei casi in cui si assumono farmaci da anni, la riduzione richiede molto piu’ tempo rispetto allo standard del 25% settimanale!). Spesso si assiste ad uno scalaggio troppo brusco e i sintomi da sospensione  sono erroneamente interpretati come evidenza di una ricaduta depressiva e dimostrazione clinica di non poter fare a meno dei farmaci. Ancora una volta, l’inversione dei nessi causa-effetto puo’ causare danni inimmaginabili: l’interruzione brusca dei farmaci crea una serie di sintomi di solito interpretati come causa dello star male anzichè effetto. Di fatti, il rischio è che il paziente si rassegni inevitabilmente ad essere biologicamente condannato e rinunci a combattere, peggiorando così la propria condizione depres­siva: «Se sto così male quando smetto di prendere le medicine per pochi giorni, figurati cosa succede se smetto di prenderle completamente».

«ricaduta depressiva»: essendo una condizione in parte sovrapponibile alle precedenti, una corretta ed etica valutazione clinica dovrebbe essere effettuata solo dopo uno scalaggio farmacologico fatto in modo estremamente graduale a cui va aggiunto un ulteriore periodo di assestamento della propria condizione psichica e biochimica.

Prima di farvi diagnosticare una «ricaduta depressiva», assicuratevi che non si tratti di una «sindrome da sospensione» oppure di sintomi riconducibili ad una qualche forma di «astinenza fisica e/o psicologica»!

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BIBLIOGRAFIA:

«Psicopillole. Per un uso etico e strategico dei farmaci», A. Caputo, R. Milanese, Ponte alle Grazie, 2017

«Primo, non curare chi è normale. Contro l’invenzione delle malattie», Allen Frances, Bollate Boringhieri, 2013