Dieta paradossale

«L’unico modo per liberarsi di una tentazione è abbandonarvisi» O. Wilde

Come si è visto (DIETA O NON DIETA), una dietologia basata solo su rassicuranti calcoli matematici o su analisi chimiche degli alimenti tende a rifiutare o a sottovalutare quegli aspetti psicologici che sono imprescindibili nel rapporto che ognuno di noi ha con il cibo, infatti:

TUTTE LE DIETE SONO EFFICACI nel senso che sono in grado di produrre dimagrimento in chi le segue,

MA NESSUNA FUNZIONA EFFETTIVAMENTE in quanto i risultati non vengono mantenuti!

Si è rilevato come la ragione del fallimento risieda nel fatto che si basano tutte sull’idea del controllo, della limitazione e del sacrificio; questo le rende prima o poi insopportabili, poiché vanno a interferire pesantemente con la sensazione fondamentale su cui si basa il rapporto dell’uomo con il cibo: il PIACERE.

Anche alcuni programmi dietetici che prendono avvio dai gusti dichiarati del soggetto non tengono conto che il piacere possa poi evolversi e richiedere continui riadattamenti nella scelta degli alimenti (il piacere non si lascia chiudere nei limiti della pianificazione!)

L’impossibilità di mantenere una dieta, quindi, si basa sul contrasto tra

PIACERE (vorrei mangiare cio’ che mi piace di piu’)

e VOLONTA’ (mi impongo il divieto di mangiare quei cibi che mi piacciono di piu’).

Questo contrasto genera il paradosso del controllo che fa perdere il controllo: ovvero, più me lo vieto, più lo desidero, piu’ trasgredisco e, anche se riesco a farne a meno per un periodo di tempo, poi quando devo reintrodurli non riesco a gestirli proprio perché me li sono negati finora!

Verso soluzioni piu’ efficaci: LA DIETA PARADOSSALE

La dieta paradossale (espressione coniata da Giorgio Nardone nell’ambito della psicoterapia breve strategica) permette di uscire da questa trappola mettendo la sensazione del piacere a fondamento del programma alimentare, rendendolo così efficace e persistente nel suo equilibrio. Questa organizzazione alimentare è articolata in vari passi:

1)Il primo, quello delle «piacevoli fantasie», guida la persona a orientare le proprie fantasie nella direzione dei cibi più desiderati, evocandone le sensazioni, per poi scegliere cosa mangiare durante la giornata; si tratta di un’autoinduzione suggestiva in cui le tentazioni alimentari diventano una possibile scelta volontaria e non più una perdita di controllo.

2)Il secondo passo consiste nel concedersi di mangiare, nei tre pasti principali, solo e soltanto quello che piace di più, curando il momento del pasto in tutti i particolari, in modo tale da renderlo il più gradevole possibile. In virtù di questo, a partire da un’iniziale scelta dei cibi un tempo «proibiti», la persona scopre che, una volta concessi, questi non sono più cosi desiderabili. Nel lungo periodo la dieta paradossale si trasforma così nel risveglio delle più naturali disposizioni verso il cibo, facendo sì che le necessità orientino le scelte e che ciò che piace coincida con ciò che fa bene.

3)Ultimo gradino fondamentale di questa organizzazione è l’integrazione nella propria vita di un’attività motoria, anch’essa scelta con il criterio della piacevolezza; solo in questo modo, infatti, l’attività fisica sarà in grado di far esperire sensazioni, emozioni e indurre pensieri, attivando così l’intera psicologia del soggetto e non solo il suo apparato motorio!

«Il passaggio attraverso l’illogico ci ha condotti al recupero di cio’ che c’è di piu’ logico» Otto Weininger


Nardone G. (2007), La dieta paradossale, Ponte alle Grazie (collana Saggi di terapia breve)


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