Istruzioni per l’infelicità extraconiugale

«Non mi sono mai sposato per non tradire mia moglie, tuttavia resto molto affezionato al matrimonio, ecco perché mi occupo delle mogli altrui» 

 

Man mano che i figli crescono, la coppia deve trovare nuove risorse. In questa fase una tresca diventa una delle migliori fonti di infeli­cità coniugale. Proprio come la solidità di una piramide è data dalla sua forma triangolare, così l’infelicità nel ma­trimonio può cementarsi triangolando il rapporto con una relazione extraconiugale.

Prima di tutto, escludia­mo quel tipo di relazione che non interferisce con il ma­trimonio, dato che molte coppie stabilizzano così la loro unione. In quei casi il coniuge non obietta, anzi è felice che il compagno venga distratto da qualcun altro. L’esi­stenza di un amante regolare o di una scappatella clan­destina non fornisce spunti per un buon litigio.

Se si intende creare serio scompiglio nell’unione, pero’, c’è bisogno di una tresca che faccia veramente male al co­niuge. Le relazioni extraconiugali coprono una vasta gamma che va da quelle che causano il minor risenti­mento a quelle che ne causano una quantità intollerabi­le. In generale possono essere classificate come spietate, sconcertanti o mitiche.

  • La relazione spietata è quella con un mi­gliore amico (o, in casi estremi, con un parente del coniuge). Anche un collega stimato può andare bene se mette in pericolo la stabilità del posto di lavoro e quindi il bilancio familiare. In un matrimonio, è la tresca spietata che innalza l’indignazione ai livelli più alti. Il Premio Tresca è stato recentemente attribuito a una moglie che è riuscita ad avere relazioni con tutti i migliori amici del marito, senza eccezione alcuna. Ciò ha lasciato il marito in un totale isolamento e amareggiato dalla vita.

Una variante della tresca spietata consiste nello scegliere qualcuno che sia come un tempo era il coniuge che si tradisce. Un marito può scegliere di avere una re­lazione con un’attraente ventenne nell’esatto periodo in cui sua moglie inizia a lamentarsi di non essere più gio­vane e bella come un tempo. In genere, la regola delle re­lazioni spietate è di pensare: “Chi posso scegliere che faccia infuriare il mio coniuge, ma solo fino al punto di volersi vendicare, non fino a volersi separare da me?”. Quando lo scopo viene raggiunto, la coppia è sulla buo­na strada per un pessimo matrimonio.

  • La tresca sconcertante è il tipo più adatto se si ha un coniuge troppo sicuro di sé. Il piano consiste nello sce­gliersi qualcuno che sia tanto inappropriato da non costituire una scelta comprensibile. Per esempio, un uomo sposato con una signora elegante e alla moda può intes­sere una relazione con una donna grassa, goffa e igno­rante e farsene vanto davanti alle amiche della moglie. Una moglie intellettuale, realizzata, può scegliersi un amante ottantenne, o un motociclista sedicenne amico della figlia. In casi estremi il marito può avere una rela­zione con un giovanotto. Questo consente alla moglie di domandarsi cosa non vada in lei, o in lui, e come abbia fatto a non accorgersene in ventitré anni di matrimonio.

Il bello di una tresca sconcertante è che crea risenti­mento, ma anche incertezza, per cui il coniuge esita, non sapendo se ricorrere a uno psichiatra o a un avvocato.

  • La relazione mitica è quella che rovina un matrimonio senza costringere nessuno alla fatica di andare a letto con qualcun altro. Il coniuge deve semplicemente credere che ci sia una tresca, e il gioco è fatto. È facile stabilire i presupposti di una relazione di questo tipo, quando si sono comprese le regole di base:

basta servirsi di un comporta­mento subdolo – o di un comportamento molto palese, per chi fosse sposato con una persona ottusa – per genera­re sospetti. Una risposta strana al telefono, un numero di telefono dimenticato sul tavolo della cucina, un’assenza immotivata dopo il lavoro, o non farsi trovare dove si dovrebbe essere, sono tutti modi per nascondere una tresca, ma senza il bisogno di procurarsene davvero una.

Quan­do il coniuge chiedesse spiegazioni, è ovviamente neces­sario negare con nervosa veemenza. Relazioni mitiche ba­sate su questo impianto possono trascinarsi per anni, ero­dendo il matrimonio come ruggine sul ferro.

Ci sono, ovviamente, quelli che sostengono che una relazione mitica non sia efficace come una vera. Coniugi particolarmente dotati possono avere entrambe le cose: una vera tresca può essere mascherata da una relazione mitica che suscita falsi sospetti, con indizi che puntano nella direzione sbagliata.

Una vera relazione ha il vantag­gio di poter essere infelice, consentendo a chi la intrattiene di avere sia un matrimonio infelice sia una tresca disastrosa, ottenendo di avere due sventure in un colpo solo. Il classico esempio è quello dell’uomo sposato con una donna che gli aveva dato diversi figli, e la cui amante a sua volta aveva dei bambini. Lei divenne una sorta di seconda moglie. Cenava due volte tutte le sere, subendo litigi con entrambe le donne.

Photo by Josh Felise on Unsplash


L’idea di descrivere i meccanismi per complicare i problemi anziché quelli per risolverli deriva dalla consapevolezza clinica che gli esseri umani sono prima artefici e poi vittime delle realtà che costruiscono. Come ricorda Von Foerster (2001), «la realtà non è che la costruzione di coloro che credono di averla scoperta e analizza­ta. Ciò che viene ipoteticamente scoperto è un’invenzione, il cui inventore è inconsapevole del proprio inventare e considera la realtà come qualcosa che esiste indipendente­mente da sé».

Negli ultimi trent’anni il sistematico processo di «ricerca-intervento» portato avanti dal Centro di Terapia Strategica di Arezzo, ha permesso di individuare una serie di «tentate soluzioni» messe in atto con l’intento di risolvere  i problemi ma che, in realtà, anziché risolverli, li alimen­tano trasformandoli in vere e proprie patologie (Watzlawick e Nardone, 1997).

Solo se ci si occupa di come i sistemi umani costruiscono i problemi e persistono nel mantenerli si puo’ arrivare a progettare e applicare pratiche strategie di intervento capaci di produrre rapidi e risolutivi cambiamenti in tali sistemi.


 

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