Cannabis: la droga leggera dagli effetti pesanti

«Colui che farà ricorso a un veleno per pensare, ben presto non potrà piu’ pensare senza veleno» Charles Baudelaire

 

Una partita a dadi con la sorte

Il fatto che sia venduta in rassicuranti e colorati coffe shop offre, a chi ne abusa, una sensazione di sicurezza che tuttavia è ingannevole. La felicità chimica si paga con gli interessi. I piaceri squisiti della sostanza si trasformano presto in pene che non si possono immaginare, l’estasi in profondissima ansia e funerea malinconia. Tutte le droghe, anche quelle considerate «leggere» regalano un picco di benessere fuori dal comune, ma il conto da pagare è sempre parecchio salato. E soprattutto non è dato sapere con certezza quale sia il conto da dover pagare. Gli effetti finali dell’utilizzo di cannabis, ad esempio, sono IMPONDERABILI. Non è solo questione di quanta e quale erba si fumi: molto dipende anche da chi lo fa. Alcune varianti genetiche, possono rendere piu’ vulnerabili al rischio di sviluppare malattie mentali in seguito al consumo di cannabis. Ciascuno risponde in modo diverso a ogni viaggio. È quando la destinazione è quella sbagliata, il biglietto è di sola andata!

Infatti, non è detto che si possa tornare indietro. Anzi, è noto che le alterazioni del Dna indotte da stupefacenti possono tramandare la vulnerabilità perfino alle nuove generazioni: gli effetti negativi quindi, potrebbero pure essere ereditati dai figli.

Se il cervello perde la sua grazia

Il linguaggio cerebrale è per sua natura armonico, ma sotto l’effetto di droghe diventa sgraziato e l’alterazione puo’ essere definitiva anche dopo una sola assunzione, sintetizza Sarah Vecchio, tossicologa del Centro nazionale di informazione tossicologica degli Istituti Clinici Maugeri di Pavia. Il rischio di danni permanenti è piu’ alto in chi inizia a usare droghe da adolescente, perchè il cervello è in una fase di sviluppo e le sostanze possono impedire che questo avvenga in modo normale. Spesso la conseguenza è una malattia psichiatrica: un problema serio, perché se queste malattie sono acquisite per colpa di un abuso di sostanze sono ancora piu’ complicate da trattare.

Il tema è estremamente complesso, anche perché in gioco ci sono  tantissimi  fattori, come l’uso che se ne fa e l’eventuale vulnerabilità individuale. Sulla cannabis, pero’, si ha qualche certezza in piu’. Questa droga è infatti piu’ studiata delle altre, sia perchè è la piu’ usata al mondo, sia per la recente ondata di liberalizzazione in alcuni Stati americani. In tempi recenti, a fare il punto delle conoscenze in materia sono stati un ampio studio pubblicato nel 2016 sulla rivista medica Jama Psychiatry, coordinato dall’Istituto nazionale americano sull’abuso di sostanze, e un rapporto della National Academy of Sciences americana, datato 2017. Secondo entrambi i documenti, ci sono ormai dati a sufficienza per concludere che l’associazione tra consumo di cannabis e sviluppo di schizofrenia o altre psicosi è solida, soprattutto in alcune circostanze. Per esempio, riprende Marta Di Forti, se l’uso è molto frequente, se comincia già in adolescenza, quando il cervello va incontro a una profonda riorganizzazione delle sue connessioni, o se riguarda varietà ad alto contenuto di principio attivo, il THC. Proprio il gruppo di Di Forti ha mostrato che chi fuma Skunk, una nuova varietà con il 15-18% di THC, ha un rischio di sviluppare psicosi tre volte piu’ alto rispetto a chi fuma varietà classiche, con il 3-4% di THC. Se poi il consumo è quotidiano, il rischio quintuplica!

Ma ciò non significa che un grado minore di THC oppure una sua assunzione saltuaria possa risolvere il problema. Infatti, come detto in precedenza, ognuno risponde in modo del tutto soggettivo e imprevedibile, e si puo’ andare incontro a gravi conseguenze anche con una singola dose, il «bad trip» è sempre dietro l’angolo.

Possibili effetti da singola assunzione:

  • Ansia generalizzata e disturbi da panico (derealizzazione e depersonalizzazione);
  • Sintomi paranoidi;
  • Crisi psicotiche transitorie o croniche e irreversibili;

Possibili effetti da uso continuativo:

  • Effetti da singola assunzione (ansia generalizzata, panico, disturbo paranoide, uscite psicotiche);
  • Instabilità dell’umore (depressione, mania, tentativi di suicidio);
  • Sindrome amotivazionale: apatia, perdita di energia e passività, con effetti sulla creatività (che diminuisce);
  • Deficit cognitivi (alterazione della percezione, memoria, concentrazione, attenzione…);
  • Deficit delle funzioni motorie (riduzione dei tempi di reazione e del coordinamento motorio);
  • Alterazione delle funzioni sessuali;
  • Effetti sul sonno: alterazione del ciclo sonno-veglia;
  • Depressione del sistema immunitario

cui si sommano i danni simili a quelle delle sigarette, generati dalla combustione della cannabis e del tabacco con cui è mescolata.

L’erba rende creativi?

Charles Baudelaire ne I paradisi artificiali sostiene che si l’hashish potenzia la fantasia, favorisce suggestioni mentali inedite, ma alla fine per l’artista si rivela disastroso. La natura propria dell’hashish, secondo il poeta, è quella di diminuire la volontà; e, cosi’, esso concede con una mano cio’ che toglie con l’altra, cioè l’immaginazione senza facoltà di approfittarne. Baudelaire giunse alla totale condanna di quell’abitudine, sentenziando che le droghe non aiutano la creatività, al contrario la paralizzano. Quanti cercano il paradiso, si costruiscono un inferno, scriveva. Cosi’ come ha stabilito nel 2014 una ricerca olandese dell’Università di Leida, che ha sottoposto un gruppo di fumatori abituali di cannabis a test cognitivi.

Smetto quando voglio o no?

Di solito chi dipende da qualche sostanza afferma che la propria dipendenza è sotto controllo. Ma solo chi ha una dipendenza puo’ dire di averla sotto controllo. Chi ha davvero sotto controllo qualcosa non ha bisogno di dirlo e nemmeno di pensarlo. Mark Twain sulla sua dipendenza da tabacco affermava “Smettere di fumare? È facile, io ci sono riuscito un centinaio di volte”. È nella natura stessa delle molecole d’abuso non riuscire a gestirne l’impiego. Perché danno dipendenza e anche quando non ci sono sintomi fisici eclatanti di astinenza, la voglia di provare ancora il picco estremo di benessere regalato dalla dose spazza via ogni argine. La possibilità di controllo è un’illusione, dice Patrizia Hrelia, già presidente della Società italiana di Tossicologia (Sitox). Soprattutto gli adolescenti pensano di poter essere piu’ forti e smettere a piacimento, ma non è mai cosi’, perché l’alterazione dei circuiti cerebrali indotta dagli stupefacenti porta inevitabilmente a perdere la padronanza di sé. Le droghe infatti riescono a superare i meccanismi di controllo dei circuiti del piacere, che ci consentono di apprezzare il cibo o il sesso ma ci impediscono, quasi sempre, di far ruotare la vita solo attorno a questi.

Disturbare la delicata chimica cerebrale è sempre pericoloso. Il cervello è una macchina complessa di cui sappiamo poco, ma di certo quando interferiamo con un neurotrasmettitore influenziamo anche gli altri (con un effetto a cascata) perché lavorano tutti insieme. Gli effetti finali sono per lo piu’sconosciuti e stiamo parlando di un organo che, una volta danneggiato, non si sa proprio come riparare. Meglio fare pochi esperimenti perché la probabilità di ricavarne solo problemi per ora supera di gran lunga quella di trarne benefici reali.

Photo by Jakob Owens on Unsplash


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