Il Modello degli scacchi

«Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze. Il vero mistero del mondo è il visibile, non l’invisibile» O. Wilde

Immaginiamo uno psicologo strategico seduto nel suo studio intento a comprendere quale siano le particolari modalità di percepire e reagire alla realtà che caratterizzano la relazione che il paziente ha con se stesso, con gli altri o con il mondo in generale.

Bene, assumendo come “modello concettuale” il gioco degli scacchi, possiamo letteralmente paragonare la situazione dello psicologo ad un uomo che non conosce il gioco degli scacchi e trovandosi in viaggio in un paese straniero di cui ignora la lingua, si imbatte in 2 persone che siedono ai lati opposti di un tavolo e muovono delle statuette su una tavoletta. E’ chiaro che sono impegnati in un gioco. Il nostro uomo vorrebbe imparare quel gioco, ma dato che non conosce la lingua dei giocatori non puo’ chiedere loro spiegazioni circa le regole e l’obiettivo del gioco. Quello che puo’ fare, tuttavia, è osservare il loro comportamento in cerca di ripetizioni e ridondanze che gli consentano di trarre conclusioni provvisorie sulle regole che stanno alla base del loro comportamento.

La prima di queste ridondanze che il nostro uomo sarà in grado di identificare è che i due si comportano come se avessero una regola secondo cui una mossa del giocatore A è sempre seguita da una mossa del giocatore B, dopo di che sembra che sia di nuovo il turno del giocatore A.

Analogamente, ma in modo sempre piu’ complesso, giungerà a poco a poco alla formulazione di ipotesi simili sulle regole manifeste che governano le mosse di ogni singolo pezzo, e infine alla comprensione del fine del gioco, ovvero lo scacco matto.

Di questa analogia mi sembrano importanti due punti:

1. È molto probabile che, dopo aver assistito a una serie di partite, l’osservatore sia in grado di stabilire con molta esattezza quali sono le regole e qual è l’obiettivo del gioco (cioè dare scacco matto), senza avere la possibilità di chiedere alcuna informazione diretta ai giocatori.

Questo, nel caso dello psicologo intento a capire il suo paziente, sarebbe relativamente semplice se egli si limitasse a interrogare il paziente e ad apprendere direttamente da lui i modelli che di solito segue o, in altre parole, le regole di comportamento che ha stabilito nell’interazione che lui ha con sè o con gli altri. Un’applicazione d’uso comune di questa idea in psicologia è il questionario tecnico (tipico della maggior parte dei test psicologici). Tuttavia, una volta che ci si sia resi conto che il valore nominale delle dichiarazioni è spesso dubbio, soprattutto in psicopatologia (i soggetti possono benissimo dire qualcosa e voler dire qualcos’altro) e che, ci sono domande che ricevono risposte del tutto prive di consapevolezza (1), allora è chiaro che occorrono altri metodi di indagine.

Cosi’, lo psicologo strategico, differentemente dai principali modelli psicologici, arriva a comprendere le dinamiche disfunzionali introducendo una variabile all’interno del sistema da modificare ed osservandone i variabili effetti, evitando di chiedere direttamente al paziente: quali sono le tue regole d’interazione con te stesso, con gli altri e con il mondo? Domanda incomprensibile a cui sarebbe improbabile ottenere una risposta sensata. Ma come visto in precedenza, spesso molto utilizzata dai modelli psicologici tradizionali in fase di diagnosi.

2. Secondo la teoria matematica dei giochi, gli scacchi sono un gioco a “informazione completa”, ovvero sulla scacchiera sono presenti tutte le informazioni necessarie in ogni dato momento. In che modo questa situazione sia sorta nel corso del gioco è assolutamente irrilevante: cio’ che importa è la posizione delle pedine in relazione le une con le altre nel presente! È chiaro che, se si volesse, si potrebbe attribuire un significato ad ogni singolo pezzo e ad ogni regola. Nulla vieta di creare anche una mitologia complessa del gioco e del suo significato “piu’ profondo” o “reale” che includa anche una narrazione fantastica dell’origine del gioco. Anche se esistono storie straordinarie sul significato degli scacchi, interpretazioni del genere aggiungerebbero ben poco alla comprensione del gioco, cosi’ come l’astrologia nulla aggiunge all’astronomia. 

Esattamente come avviene negli scacchi anche in terapia si puo’ giungere alla comprensione del paziente attraverso l’osservazione delle ridondanze comportamentali nel presente, senza ricercare le cause o senza interpretarle nei termini di una sorta di mitologia epistemologica come fanno, ad esempio, quei modelli che basano i propri interventi sull’interpretazione del profondo.

«Non c’è bisogno di fare appello alla propria “intelligenza” per andare a caccia del “mistero”, a cercare altrove qualcosa di nascosto: è in seno all’evidenza che sta il nascosto. Non bisogna “cercare lontano”: il nascosto della saggezza è il nascosto dell’evidenza; e ciò che è più difficile da vedere, o più difficile da dire, appartiene alla categoria del vicino, del quotidiano»

«Non c’è niente di piu’ profondo di cio’ che appare in superficie» Hegel


(1) Bateson ha reso piu’ sottile e penetrante questa analogia con i livelli di consapevolezza enunciando il problema in questo modo: quando saliamo la scala degli ordini di apprendimento, entriamo in regioni di modellazione sempre piu’ astratta, che sono sempre meno soggette a un’analisi consapevole. Piu’ sono astratte, piu’ sono generali e formali le premesse che rendono possibile il montaggio dei nostri modelli, piu’ esse sono profondamente inabissate ai livelli neurologici e psicologici e tanto meno esse sono accessibili a un controllo consapevole. L’abitudine di dipendenza è molto meno percettibile per l’individuo di quanto sia l’aver ottenuto aiuto in una data circostanza. Puo’ essere in grado di riconoscere questo modello, ma riconoscer quello successivo, piu’ complesso, che, cioè, dopo aver cercato aiuto, in genere morde la mano che lo nutre, è una cosa che forse trova difficile esaminare con piena consapevolezza.


BIBLIOGRAFIA:

Watzlawick P., Beavin J.H., Jackson D. D., (1978) Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi, Casa Editrice Astrolabio.

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