Depressione: psico soluzioni

«Nella vita c’è molta sofferenza e, forse, l’unica sofferenza che si puo’ evitare è la sofferenza di cercare di evitare la sofferenza» Laing

 

La modalità d’intervento è quella che mira a interrompere i circoli viziosi che alimentano il disturbo. Si tratta di un intervento strategico che coinvolge non solo il paziente, ma anche e soprattutto le persone intorno a lui: infatti, due delle psicotrappole che il paziente applica sono relazionali, e coinvolgono attivamente familiari e partner:

Ad esempio, se una persona sta attraversando un periodo di tristezza, stanchezza e pessimismo, è molto probabile che chi vive attorno a quella persona cerchi di risolvere questa spiacevole situazione con frasi del tipo:

«Dài, tirati su, reagisci! Non vedi quanto è bella la vita? Perché non esci, invece di startene tappato in camera tutto il giorno a rimuginare sui tuoi problemi?»

Incitamenti simili, apparentemente altruistici, non sono altro che una sottile forma perversa di egoismo. 

Infatti, le consolazioni consolano anzitutto i consolatori. Si cerca sempre di convincere gli altri per convincere indirettamente se stessi. L’idea implicita è: ‘Se riesco a convincere gli altri, questi, una volta convinti, convinceranno me!’ Inoltre, le consolazioni consentono di coltivare l’illusione di essere immuni da ciò che agli altri è toccato in sorte, e ancor più di apparire saggi, prudenti e avveduti. Così si conserva la propria buona reputazione al prezzo di qualche buona parola.

E come se tutto cio’ non bastasse, le consolazioni possono contribuire a peggiorare, anziché a migliorare, la sensazione di tristezza e di incapacità ad affrontare la vita in quella persona, perché,

da un lato evidenziano la differenza tra il suo stato e quello di tutti gli altri e,

dall’altro, sottolineano la sua incapacità a risollevarsi dal momento di crisi!

Se insistiamo sulla linea del «ma come non ti accorgi di quanto il mondo sia meraviglioso», oltre alla malinconia, che in origine per il nostro familiare avrebbe potuto essere soltanto uno stato temporaneo, si corre il rischio concreto di infondergli sentimenti di fallimento, cattiveria e ingratitudine proprio verso di noi che, nelle nostre intenzioni, pensavamo di aiutarlo con tutti gli sforzi possibili. Ecco, la depressione è proprio questo stadio finale e non lo stato malinconico manifestatosi all’origine!

D’altronde – come afferma Karl Marx – «la via per l’inferno è lastricata di buone intenzioni».

Vi sono atteggiamenti, comportamenti e stati mentali che non possono verificarsi per il solo fatto che si desiderano per sè o per gli altri. Anzi, il paradosso dei paradossi è che desiderarli o indurre gli altri a desiderarli, è proprio cio’ che ne pregiudica l’avverarsi.
Cio’ che si vuole ottenere, dunque, non puo’ essere cercato volontariamente, ma implica, per avere esito, di passare attraverso un processo che ne è la condizione da cui l’effetto sarà poi portato a «venire» da sé.
Come è impossibile tirare «direttamente» la pianta per farla crescere, cosi’ non si può sperare di «forzare» il reale, ma è sempre necessario uno svolgimento, che è la condizione del suo dispiegarsi.
Ottenere cio’ che si vuole rientra nella categoria del frutto che, trasformandosi impercettibilmente, è portato a maturare, non del gesto eroico che pretende di ottenere qualcosa strappandolo!

La volontà è il gesto eroico che irrompe nel reale pregiudicandone l’effetto spontaneo! E la strategia è la sottile arte di impedirglielo, guidando il paziente e i familiari a bloccare simili tentativi fallimentari.

Una volta disinnescate le psicotrappole relazionali, si guida il soggetto a riattivarsi a piccole dosi. Poichè, come ci ricorda Jung, «…per quanto ostico ci paia il compito, per quanto insostenibile, per quanto ostile, non possiamo che arrenderci alla vita e al suo costante fluire. A questo scorrere non possiamo imporre alcun argine, né potremmo tentare di deviarlo o di mutarne la traiettoria. Ciò sarebbe assai sciocco e per molti versi pericoloso. Se vogliamo inimicarci la vita, se vogliamo davvero averla contro sappiamo come fare: rinunciamo a viverla».

Per finire come abbiamo iniziato (Vedi COS’È E COME SI FORMA), l’obiettivo di un intervento strategico è senza dubbio quello di indurre, chi ha rinunciato al gioco, a rigiocare il gioco della vita ma, questa volta, tenendo ben presente che far finta di non giocare al gioco è solo una regola per riuscire a giocare meglio il gioco della vita, e non il gioco in sé!

«La depressione diventa terribile quando ci si accanisce ad uscirne, a dominarla» James Hillman

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I FARMACI ANTIDEPRESSIVI: IL CROLLO DI UN MITO


AVVISO: Le tecniche, i suggerimenti pratici e i consigli contenuti nella sezione PSICO SOLUZIONI  non sostituiscono il parere dello specialista, al quale è sempre indispensabile rivolgersi per qualsiasi diagnosi o terapia specifica. Pertanto, l’autore non puo’ ritenersi responsabile per ogni eventuale uso scorretto delle tecniche descritte in questa sezione da chiunque si avvalga delle stesse a fini terapeutici o diagnostici senza aver previamente interpellato lo specialista, l’unico in grado di fare una diagnosi corretta e adattare l’intervento al caso particolare.


BIBLIOGRAFIA:

Nardone G. (2013), Psicotrappole, ovvero le sofferenze che ci costruiamo da soli: imparare a riconoscerle e a combatterle, Milano: Ponte alla Grazie.


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