Istruzioni per l’infelicità coniugale

«Sai le coppie come sono, se le cose iniziano ad andar male vanno a vivere insieme, se vanno peggio si sposano, se le cose precipitano fanno un figlio, se si odiano invecchiano insieme, e quando sono vecchi si dicono che ormai son troppo vecchi per lasciarsi…»

 

Ovunque si trovano articoli, libri e terapeuti che danno consigli su come migliorare e salvare i rapporti matrimoniali, ma si sente fortemente la mancan­za di una Guida per far fallire un matrimonio. Anche se ad alcune persone essere sposate piace, nessuno si occupa della vasta maggioranza che cerca di avere un pessimo matrimonio, vista la quantità di tempo passato a litigare, invece che a darsi reciproca gioia.

Per fortuna un autore anonimo ha dato alle stampe un approfondito stu­dio sulla generazione di un pessimo rapporto coniugale che si può applicare a tutte quelle unioni dove i partner non hanno le abilità necessarie a rendere triste un matrimonio. Pertanto si pensa di fare cosa gradita fornendo di seguito un riassunto dei punti salienti, a be­neficio di quanti desiderassero conseguire un pessimo matrimonio.

La storia non fa che sottolineare che, per sua natura, il matrimonio ha bisogno di una forza esterna per costringere le coppie a rimanere insieme.

  • prima era la Chiesa a formulare dure leggi contro la separazione e il divorzio,
  • poi ci ha pensato lo Stato a rendere farraginose le procedure per sciogliere il vincolo matrimoniale.

Ora, con l’abdicazione della chie­sa e la libertà concessa dai governi, chiunque può divor­ziare a proprio piacimento. L’aumento esponenziale delle procedure di divorzio è una conseguenza diretta di questo cambiamento. Al giorno d’oggi se una persona intende avere un pessimo matrimonio deve prendere in considerazione il rischio di una separazione che in passato non era possibile. La facilità con cui si divorzia ha fatto cambiare le basi della “minaccia matrimoniale”. Il coniuge che è in grado di minacciare l’altro di andarsene ha più potere, perché questi capitolerà, temendo la separazio­ne. Tuttavia, proprio perché separarsi oggi è facile, quella minaccia è diventata subdolamente rischiosa. I coniugi ora devono rincorrersi sapendo che rischiano, se perdo­no il controllo della disputa, di separarsi e dover iniziare tutto da principio per essere infelici anche nella prossima unione.

Ma passiamo subito alle istruzioni per rendere infelice la vita coniugale. Le possibilità di infelicità coniugale verranno di seguito presentate nell’ordine degli stadi di sviluppo:

Come iniziare male il matrimonio;

Come rovinare l’intesa nei primi anni;

Di cosa litigare quando non ci sono più i figli a fornire una scusa

Come aumentare il fastidio per la presenza del coniuge nell’età avanzata, quando le forze iniziano a mancare.


L’idea di descrivere i meccanismi per complicare i problemi anziché quelli per risolverli deriva dalla consapevolezza clinica che gli esseri umani sono prima artefici e poi vittime delle realtà che costruiscono. Come ricorda Von Foerster (2001), «la realtà non è che la costruzione di coloro che credono di averla scoperta e analizza­ta. Ciò che viene ipoteticamente scoperto è un’invenzione, il cui inventore è inconsapevole del proprio inventare e considera la realtà come qualcosa che esiste indipendente­mente da sé».

Negli ultimi trent’anni il sistematico processo di «ricerca-intervento» portato avanti dal Centro di Terapia Strategica di Arezzo, ha permesso di individuare una serie di «tentate soluzioni» messe in atto con l’intento di risolvere  i problemi ma che, in realtà, anziché risolverli, li alimen­tano trasformandoli in vere e proprie patologie (Watzlawick e Nardone, 1997).

Solo se ci si occupa di come i sistemi umani costruiscono i problemi e persistono nel mantenerli si puo’ arrivare a progettare e applicare pratiche strategie di intervento capaci di produrre rapidi e risolutivi cambiamenti in tali sistemi.


 

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