Stress post-traumatico: psico soluzioni

«Un’emozione è una passione, ma cessa di esserlo nel momento in cui ce ne facciamo un’idea chiara e precisa»

L’intervento strategico si propone come un intervento breve, orientato sul “qui e ora” della persona.

Quando pero’ è il passato a costituire il problema del presente, si agisce proprio sull’evento trascorso, non cercando di interpretarlo o di assegnargli un significato particolare, ma evitando che la persona lo mantenga nel presente.

In pratica, non si tratta di cancellare il passato che, in quanto passato, non puo’ essere cambiato, ma di ricollocarlo nella sua giusta posizione temporale: quella passata, appunto. Il passato, ricollocato al suo posto, può così smettere di invadere continuamente il presente, rovinandolo, e quindi di limitare la costruzione del futuro, il quale altro non è che il presente proiettato nel domani.

La manovra che si è rilvelata piu’ efficace e rapida (anche se non indolore) nello sblocco di uno stress post-traumatico, cosi’ come emerge dalla ricerca-intervento del CTS di Arezzo, è rappresentata dalla TECNICA DEL ROMANZO DEL TRAUMA, perché, come ci ricorda Marcel Proust, «Si guarisce da una sofferenza solo a condizione di sperimentarla pienamente».

Mediante questa indicazione si riescono a produrre diversi importanti effetti:

COMPLETARE L’INCOMPLETO: Nel 1927, Bluma Zeigarnik e Kurt Lewin, scoprirono che le persone tendono a ricordare meglio i compiti interrotti rispet­to a quelli portati a termine. Per esempio, se si sospende la visione di un film prima della fine, lo si ricorderà più vividamente e più a lungo di quanto non si riuscirebbe a fare se lo si avesse visto tutto. Esiste un bisogno fondamentale di completare e risolvere i compiti. E se questo non puo’ avvenire, per svariati motivi, tendiamo a ricordarli, pensarli e sognarli. I traumi, da questo punto di vista, sono interruzioni di compiti di vita, e la scrittura ha la particolare funzione di completare mentalmente i compiti interrotti.

DARE UN SENSO ALL’INSENSATO: La scrittura non ha certo soltanto la funzione di completare i compiti interrotti. Una motivazione strettamente imparentata con il bisogno di com­pletamento è il bisogno fondamentale di capire il mondo attorno a noi. Questo bisogno svolge una funzione utilissima per noi, in quanto ci permette di rendere il mondo piu’ prevedibile e quindi meno pericoloso. Finché non ci imbattiamo in un’esperienza davvero traumatica e sconvolgente. Specialmente se si tratta di un evento imprevedibile che non potrà mai essere spiegato veramente. E qui sta il problema! Per nostra propensione naturale cerchiamo il senso e il completamento di eventi anche quando in qualche modo sappiamo che non hanno un senso e non potranno mai essere risolti. Siamo più intelligenti di quanto non ci converrebbe esserlo. Uno dei motivi per cui scrivere dei propri traumi può essere tanto utile è che la scrittura è uno strumento valido per scoprire un senso anche se un senso non c’è.

ESPRIMERE L’INESPRIMIBILE: È da poco che i ricercatori hanno cominciato a esaminare come le immagini si modi­fichino quando vengono tradotte in parole. Jonathan Schooler e i suoi colleghi della University of Pittsburgh (Schooler e Engstler-Schooler, 1990) hanno dimostrato che se una persona vede l’immagine di un volto e poi la descrive a parole, avrà meno probabilità di ricordarla. Una volta tradotta nel linguaggio verbale, l’immagine nella memoria si deteriora e si altera; così, diventa più diffìcile rievocare il suo aspetto origi­nale. Gli eventi carichi di emozioni, non diversamente dai volti, tradotti in parole sono piu’ difficili da trattenere in memoria!

CONDENSARE: Gradualmente la descrizione ripetuta dell’episodio traumatico lo abbrevia e lo con­densa a livello mentale. Le considerazioni non pertinenti e le impressioni marginali si riducono; gli aspetti centrali dei traumi assumono risalto e vengono analizzati. Si crea un riassunto mentale dell’esperienza. E, quando in qualche modo viene riassunto, qualsiasi genere di evento diventa psicologicamente meno sconvolgente e più facile da pensare. E, paradossalmente, piu’ è facile da pensare meno si ha bisogno di pensarlo!

EFFETTO ABITUAZIONE: In pratica soffermandosi sul trauma diverse volte, le risposte emotive si attenuano a causa del meccanismo fisiologico dell’adattamento sensoriale. In altre parole, il confronto ripetuto con un’espe­rienza che ci ha turbati ci consente di valutarne meno emotivamente il senso e l’impatto.

ESTERNALIZZARE: Scrivere può essere considerato un modo per esteriorizzare un’esperienza traumatica. Se l’episodio viene scritto o raccontato, la sua memoria e il suo valore vengono preservati  su carta. A quel punto non c’è più motivo di reiterarlo attivamente fra sé e sé. Un concetto analogo, tratto dal mondo dei computer, è quello del downloading, processo mediante il quale alcune informazioni prima residenti nei chip del computer o nel mondo di Internet vengono trasferite su hard disk esterni o stampate su carta e poi conservate altrove.

AUTOESPRESSIONE: Se­condo Abraham Maslow, se i nostri bisogni primari — come quelli di cibo, sesso e sicurezza — sono soddisfatti, le persone dimostrano una forte pulsione di autoespressione. Quando questa pulsione è bloccata, il risultato è uno stato di tensione. Uno dei motivi per cui scrivere dei propri traumi può far bene alla salute è che fondamentalmente la scrittura è di per sé una forma di autoespressione. Non solo, sembra che la pura e semplice espressione di un trauma non basta. Affinché la salute migliori, è necessario tradurre l’esperienza in parole.

Con le parole di Goethe «Scrivere la storia è un modo per sbarazzarsi del passato».

COME PERSISTE

POSSIBILI EVOLUZIONI…


AVVISO: Le tecniche, i suggerimenti pratici e i consigli contenuti nella sezione PSICO SOLUZIONI  non sostituiscono il parere dello specialista, al quale è sempre indispensabile rivolgersi per qualsiasi diagnosi o terapia specifica. Pertanto, l’autore non puo’ ritenersi responsabile per ogni eventuale uso scorretto delle tecniche descritte in questa sezione da chiunque si avvalga delle stesse a fini terapeutici o diagnostici senza aver previamente interpellato lo specialista, l’unico in grado di fare una diagnosi corretta e adattare l’intervento al caso particolare.


BIBLIOGRAFIA:

Cagnoni F., Milanese R. (2009) Cambiare il passato. Superare le espperienze traumatiche con la Terapia Strategica, Milano: Ponte alle Grazie

Nardone G., Salvini A. (2011) Dizionario internazionale di psicoterapia, Garzanti Libri (collana Saggi)


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