Dalle soluzioni che complicano alle soluzioni che risolvono…

Dal momento che ogni limite, se ben utilizzato, puo’ trasformarsi in risorsa, lo studio delle diverse tipologie di soluzioni fallimentari puo’ rivelarci cosa fare per uscire rapidamente da una situazione d’impasse:

1)NOTARE CIO’ CHE NON FUNZIONA

Quando si deve introdurre un cambiamento nella nostra vita, che sia un obiettivo da raggiungere o un problema da risolvere, il primo passo deve essere quello di analizzare il funzionamento della situazione attuale, osservando, prima di tutto, quali tentativi di soluzione si siano rivelati fallimentari;

2)ABBANDONARE CIO’ CHE NON FUNZIONA

Se quello che si fa per risolvere un problema non dà risultati in tempi ragionevoli bisogna abbandonare immediatamente la strategia. Se cio’ che deve risolvere non risolve, a lungo andare diventa parte del problema e complica ulteriormente la situazione. Questa sembra un’ovvietà ma non lo è affatto.

Diversamente, il rischio – peraltro non cosi’ infrequente – è che se la nostra strategia non funziona come ci saremmo aspettati, questo ci porti a intensificare ulteriormente i nostri sforzi in quella direzione, dal momento che la soluzione pensata ci appare ancora la più logica, ovvia, o la unica possibile. Ma più l’applichiamo più la difficoltà iniziale non solo non si risolve ma si trasforma in un vero e proprio problema strutturato.

3)PROVARE QUALCOSA DI NUOVO

Quando si ha a che fare con la sofferenza psichica, la propria condizione risulta essere tanto piu’ grave quanto minore è la propria capacità di scelta. Per cui spesso non si riesce ad assumere ruoli diversi o si è bloccati in una visione rigida della realtà che di solito fa perno su un’unica logica, quella razionale o del comune buon senso (common sense). Anche se, come afferma Albert Einstein, «Il buonsenso è in realtà niente di più che un deposito di pregiudizi radicati nella mente prima dei diciotto anni».

Ad esempio, quando si è preda di pensieri negativi si tende a volersi distrarre a tutti i costi per non pensarci, col risultato paradossale di pensarci ancora di piu’. In pratica si adottano comportamenti che vanno in direzione opposta allo stato in cui ci si trova oppure si ricevono dalle persone attorno tutta una serie di consigli ed esortazioni che mirano a rimuovere o a ridimensionare il problema. 

A nessuno verrebbe in mente di porvi rimedio cercando di peggiorare, anzichè migliorare, il proprio problema!

E cosi’ nessuno consiglierebbe ad un insonne di cercare di non dormire o ad un fobico di manifestare in modo esagerato la propria paura; oppure ad un depresso di imporsi di essere triste. Ma, anni di ricerca clinica applicata dimostrano come le principali problematiche umane si basi in realtà su logiche irrazionali e, interventi paradossali come quelli appena descritti, possono creare una rottura dei pattern problematici ed avere numerosi effetti benefici (Selvini Palazzoli, 1975; Nardone, 1990).

«Comportati sempre in modo da aumentare il numero delle possibilità di scelta» ci ricorda lo studioso di cibernetica H. von Foerster.

È solo aumentando il numero delle esperienze possibili, infatti, che possiamo ampliare anche il numero delle nostre possibilità e la nostra capacità di porre rimedio a situazioni che ci intrappolano!

Per concludere, Karl Popper, il piu’ grande epistemologo del secolo scorso, in una conferenza del 1972 a una radio tedesca affermava che il processo evolutivo della scienza si puo’ riassumere in tre semplici fasi:

  1. Si inciampa sul problema e si studiano tutti i tentativi fallimentari di risolvere quel problema;
  2. Si trovano soluzioni alternative e si applicano;
  3. Si aggiusta il tiro.

Il realtà, come si osserva in clinica, molto spesso basta interrompere le soluzioni fallimentari o disfunzionali perchè il problema trovi già un cambiamento spontaneo: nella maggioranza dei casi, infatti, il problema viene mantenuto in vita proprio dalla soluzione che avrebbe dovuto risolverlo e non lo ha risolto!

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