Essere sani in posti malsani!

«È la teoria dell’osservatore che decide cosa si puo’ osservare» A. Einstein

Di fronte a questa ricerca, anche colui che ha la piu’ ferma fede nella nosografia psichiatrica, non potrà che cedere all’evidenza dei fatti. (A tal proposito si veda “Primo, non curare chi è normale” di Allen Frances).

A meno che, come nel caso di Hegel, non si affermi che «Se i fatti non concordano con la teoria, tanto peggio per i fatti».

La ricerca di Rosenham fu un lavoro sperimentale che aveva come obiettivo la verifica della diagnosi e dei trattamenti psichiatrici. A tale scopo fu preparato un gruppo di psicologi i quali si presentarono accompagnati dalle loro reali famiglie presso circa una dozzina di cliniche psichiatriche statali e private in diverse zone degli Stati Uniti.

Il progetto prevedeva che ognuno di loro, insieme ai familiari, dichiarasse all’accettazione della clinica tutta la verità sulla propria “sana” storia personale e familiare aggiungendo soltanto che ultimamente sentiva delle “voci”. Quindi ognuno di loro racconto’ la propria “anamnesi” personale di persona perfettamente equilibrata, con in pratica la autodichiarazione di malato sulla base del sintomo del “sentire le voci” (il sentire le voci viene ritenuto nella tradizionale psichiatria l’indicatore elettivo delle psicosi, ossia una grave malattia mentale).

Tutti i ricercatori, infatti, furono ricoverati con la stessa diagnosi: “psicosi endogena”. (Traduzione etimologica: psicosi che viene da dentro; già il concetto appare piuttosto fumoso, limitato e limitante).

I ricercatori avevano, una volta ricoverati, il compito di osservare attentamente le dinamiche interne all’ospedale psichiatrico e di riempire dei veri e propri protocolli osservativi. Questo loro modo di agire fu classificato dagli psichiatri e dagli infermieri, in quasi tutti i casi, come una “compulsione maniacale” allo scrivere.

Come il lettore puo’ ben capire, uno studioso nel ruolo di “matto”, che osserva e annota le proprie osservazioni conferma con il proprio strano operato la propria diagnosi e, guarda caso, anche per tale strano comportamento la classificazione psichiatrica offre un’indubitabile etichetta: “compulsioni maniacali“.

Il personale ospedaliero non si rese conto di avere a che fare con dei ricercatori. A due ricercatori poi accadde un’esperienza particolare in quanto vennero rifiutati e aggrediti verbalmente dai “reali matti” perchè non li volevano tra di loro. Tale comportamento veniva giustificato con l’affermazione: “loro non sono matti”.

A quanto pare, gli unici in grado di capire erano gli altri malati “veri”!!!

La ricerca sperimentale si concluse dopo alcuni mesi, quando la degenza dei pazienti fu conclusa. In nessun caso al personale delle cliniche venne il dubbio di non avere a che fare con dei “matti”.

«A proposito di ferree convinzioni: non essendoci gatti in Tibet, questo animale qui, con orecchie da gatto, coda da gatto, pelliccia felina e baffi da gatto, dimostra che i cani tibetani sono proprio attori sopraffini»


BIBLIOGRAFIA:

Nardone G. (2006), Manuale di sopravvivenza per psico-pazienti, Tea (collana Tea pratica)


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...