Struttura dell’intervento

«Lo psicologo strategico è come un abile giocatore di scacchi che cerca di mettere in pratica, attraverso mosse, contromosse e tattiche suggestive, la strategia che conduca alla risoluzione dei problemi presentati dal paziente in maniera rigorosa e pianificata»

L’intervento Strategico di solito comprende 4 fasi:

1)APERTURA:

  • Primo contatto e costruzione della relazione diagnostica e/o terapeutica;
  • Definizione del problema (sintomi, disturbi, conflitti…);
  • Individuazione del SISTEMA PERCETTIVO-REATTIVO (SPR) inteso come modello ricorrente e ridondante di percezione e reazione alla realtà interna/esterna tipica di una persona e analisi delle TENTATE SOLUZIONI RIDONDANTI (TSr) ovvero tutto cio’ che il soggetto fa per cercare di risolvere il problema e che invece di risolverlo, lo mantiene o addirittura lo peggiora;
  • Accordo sugli obiettivi dell’intervento;
  • Programmazione dell’intervento e messa a punto delle strategie di cambiamento risolutivo;

2)SBLOCCO*: si interrompono le tentate soluzioni fallimentari e si fa sperimentare al paziente un primo superamento del problema. Lo psicologo dovrà mettere in atto delle manovre con l’obiettivo di produrre delle concrete esperienze di cambiamento (esperienze emozionali correttive, EEC) facendo in modo che il paziente non ne sia consapevole, aggirando cosi’ la sua naturale resistenza al cambiamento al fine di produrre delle modifiche effettive della percezione disfunzionale della realtà;

3)CONSOLIDAMENTO dei risultati positivi: dopo aver rotto il sistema disfunzionale che manteneva il problema ed aver cosi’ aperto nuove possibilità percettive e reattive per il paziente, si lavorerà per consolidare il cambiamento attraverso la ridefinizione cognitiva dei cambiamenti esperiti e la ripetizione guidata di schemi comportamentali e percettivi piu’ adattivi;

4)CHIUSURA dell’intervento: lo scopo dell’ultimo stadio è quello di consolidare l’autonomia e l’autostima della persona mediante un riepilogo ed una spiegazione dettagliata del processo d’intervento e delle strategie utilizzate per rendere il paziente consapevole che il cambiamento avvenuto è frutto di un intervento sistematico e scientifico e di come sia stato lui stesso a svolgere un ruolo attivo fondamentale nel giungere alla risoluzione del proprio problema (nulla è aggiunto che egli già non abbia!).

FOLLOW-UP: ad intervento concluso, inoltre,  si è soliti fornire un servizio di follow-up a 3 mesi, 6 mesi e 1 anno di distanza dall’ultima seduta. Quest’ultimo completamente gratuito. Questo viene fatto per verificare e garantire che i cambiamenti avvenuti si mantengano nel tempo e per aiutarci ad essere piu’ efficaci con i futuri pazienti.

Per massimizzare gli effetti terapeutici nel tempo, si consiglia ai pazienti di presentarsi regolarmente alle sedute di Follow up previste dai protocolli di trattamento.


(*) Gli esponenti della Scuola di Palo Alto ritenevano che una volta rotto l’equilibrio omeostatico disfunzionale e patologico, il sistema si sarebbe auto-organizzato spontaneamente in un omeostasi sana. Secondo il Prof. Giorgio Nardone l’omeostasi che dopo lo sblocco del problema tende a sostituirsi alla precedente è di nuovo patologica e, per evitare che questo accada è necessario guidare il paziente a costruire un nuovo equilibrio attraverso un processo che trasformi il cambiamento in apprendimento dove il paziente acquisisce una maggiore fiducia nelle proprie capacità personali. (Nardone G., Balbi e., 2008)

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